L’ascolto che cura attraverso il contratto

Federica

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Partendo dal presupposto che gli essere umani nascano in una posizione “sana” da cui poi si allontanano come conseguenza di traumi quotidiani, tutti hanno la possibilità di imparare a prendere le proprie decisioni ed esprimere i propri sentimenti (James & Jongeward, 1971). Nonostante le difficoltà del momento, il paziente è quindi in grado di autodeterminare il proprio futuro e definire gli obiettivi che riconosce come importanti (Romanini, 1999).

L’Analisi Transazionale viene definito un approccio di natura contrattuale, in cui terapeuta e paziente si mettono in gioco per delineare insieme la meta verso cui procedere (Berne, 1966). Compito del terapeuta è quello di sostenere chi ha di fronte nel capire come finora si è bloccato dal risolvere da solo i propri problemi (Novellino, 1998).

Il contratto può focalizzarsi sul cambiamento di uno specifico comportamento che interferisce con un adattamento soddisfacente per il paziente; oppure può mirare a ristabilire la consapevolezza, la spontaneità e l’intimità. Il contratto professionale come contenuto, stabilisce le mete del cambiamento. Nonostante sia il terapeuta che il paziente inizialmente entreranno nel rapporto con uno scopo manifesto, ve ne sarà anche uno latente di tipo psicologico. Il contratto psicologico, infatti, riguarda i possibili messaggi ulteriori che il terapeuta ha il compito di esplicitare per fare fronte ai sabotaggi in cui il paziente potrebbe incorrere, cosicché entrambe le parti potranno valutare il programma nascosto a fronte della realtà (Stewart & Joines, 1987).

Per distinguere un contratto, è utile la classificazione proposta da Holloway (1977) secondo cui esso può essere di controllo sociale o di autonomia. Il primo si focalizza sul cambiamento di uno specifico comportamento che interferisce con un adattamento soddisfacente per il paziente; il secondo mira a mettere fine al copione della persona e a ristabilire la consapevolezza, la spontaneità e l’intimità.

Il cambiamento a cui solitamente miro, insieme ai pazienti deve essere sicuro, raggiungibile, specifico, osservabile, espresso in termini positivi e con un linguaggio chiaro, rispecchiare un bisogno autentico della persona ed essere congruo con il sistema di valori proprio del paziente (Stewart & Joines, 1987).

Bibliografia

  • Berne, E. (1966). Principi di terapia di gruppo. Roma: Astrolabio, 1986.
  • Holloway, W. H. (1977). Transactional Analysis: an Integrative View. In: Barnes, G. (Ed.) (1977), Transactional Analysis after Eric Berne. New York: Harper and Row. (trad. it. Analisi Transazionale: un punto di vista integrativo, in P. Scilligo, & M. S. Barreca (Eds.). Gestalt e Analisi Transazionale: Principi e tecniche I. Roma: LAS, 1981). 
  • James, M., & Jongeward, D. (1971). Nati per vincere. Milano: Edizioni San Paolo, 1987.
  • Novellino, M. (1998). L’approccio clinico dell’Analisi Transazionale. Milano: Franco Angeli.
  • Romanini, M. T. (1999). Costruirsi persona. Milano: Edizioni La Vita Felice.
  • Stewart, I., & Joines, V. (1987). L’Analisi Transazionale. Milano: Garzanti editore, 1996.