La relazione terapeutica

Federica

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Pur tenendo presenti le teorie dell’attuale panorama AT, nella concezione di relazione terapeutica che influenza il mio modo di lavorare con i pazienti, mi rifaccio soprattutto a Berne (1961). Egli ha descritto i processi relazionali che si sviluppano in seduta mediante tre diverse fasi dell’alleanza. Durante la prima, il paziente valuta il terapeuta come un G potenziale; nella seconda, il B del paziente “divorzia” dal proprio G e accetta l’A del terapeuta – all’inizio percepito erroneamente come G – come un sostituto; nella terza, il B del paziente accetta il proprio A come un sostituto dell’A del terapeuta.

Partendo dal principio che ogni paziente che chiede di essere sostenuto nel suo percorso di crescita abbia un A almeno in parte funzionante, la concettualizzazione della relazione terapeutica in AT si basa su quello che viene definito il doppio Okness. Quindi, fin dalla prima seduta mi predispongo all’incontro con un altro A disponibile a lavorare con me alla pari, pronto a rivedere e verificare in maniera continua lo stato del suo percorso durante le diverse tappe del processo di trattamento. Il professionista che vuole creare un rapporto profondo con il proprio paziente non si dovrebbe quindi sostituire a lui, bensì fungere da testimone e facilitatore del processo (McClure Goulding & Goulding, 1979) di crescita del pazinete; più il terapeuta sarà attivo, coinvolto e pronto a fornire carezze da una posizione Io sono Ok, Tu sei Ok, più sarà facile per il paziente reagire intensamente (Woollams & Brown, 1978). In questo modo il terapeuta proporrà una relazione aperta, orientata al processo e sintonizzata empaticamente con il mondo esperienziale del paziente, offrendo un terreno fertile in cui avranno luogo modificazioni dalle potenzialità curative (Rogers, 1977).

L’esperienza emozionale intersoggettiva tipica della relazione terapeutica, sfrutta la comunicazione emozionale creativa che avviene al suo interno, per raggiungere la consapevolezza dei modelli inconsci espressi nel comportamento non verbale del paziente e condurlo a sviluppare una capacità di comprensione e gestione di ciò che continua a ripetere in tutte le sue relazioni (Leone Guglielmotti, 2007).

Il paziente per merito del rapporto sano creato col terapeuta e della modificazione delle sue strutture interiorizzate, potrà scoprire di avere la possibilità di entrare in relazione con se stesso e con gli altri in modo diverso da quello copionale. Questo processo permetterà ad entrambi, terapeuta e paziente, in quanto A alla pari, di crescere e cambiare grazie proprio al processo di sostegno che insieme portano avanti (Little, 2006). Quando si raggiunge una relazione di tale qualità, essa stessa, diventa “la cura” e permette di riorganizzare la conoscenza relazionale implicita sia del paziente che dell’analista (Leone Guglielmotti, 2007).

Ho riscontrato che la focalizzazione del lavoro terapeutico sulla relazione stessa, insieme all’analisi degli Stati dell’Io costituisce a tutti gli effetti uno dei modi che possono essere utilizzati in campo clinico per affrontare il bisogno di relazioni che deriva dalla perdita del contatto interno con alcune parti del Sé (Erskine, 1980). Attraverso una ricerca di informazioni sui bisogni relazionali che alcuni pazienti ritengono insoddisfatti, su come reagiscono e, soprattutto, su come possono imparare a soddisfare i loro bisogni relazionali attuali (Erskine & Trautmann, 1996), loro possono riuscire, sentendosi accolti e accettati, ad analizzare insieme al terapeuta le dinamiche che mettono in atto nei rapporti nel qui ed ora.

Bibliografia

  • Berne, E. (1961). Analisi Transazionale e Psicoterapia. Roma: Astrolabio, 1971.
  • Erskine, R. (1980). Script Cure. TAJ, 2, 102-106. (trad. it. Cura comportamentale intrapsichica e fisiologica del copione, aT, 14, 35-40).
  • Erskine, R. G., & Trautmann, R. (1996). Methods of an integrative psychotherapy. TAJ, 26, 1996, 316-28.
  • Leone Guglielmotti, R. (2007). Relazione reale e comunicazione emozionale creativa quale cura per il cambiamento nell’inconscio protocollare. Atti del Convegno SIAT. Roma, 12-13 maggio 2007. Roma: SIAT.
  • Little, R. (2006). Ego State relational units and resistance to change. TAJ, 36, 1, 7-19 (trad. it. Unità relazionali di Stati dell’Io e resistenza al cambiamento, in C. Chiaperotti (Ed.). Quaderni di psicologia, analisi transazionale e scienze umane, 2006, N. 46).
  • McClure Goulding, M., & Goulding, R. L. (1979). Il cambiamento di vita nella Terapia Ridecisionale. Roma: Astrolabio, 1983.
  • Rogers, C. (1977). Potere personale: La forza interiore e il suo effetto rivoluzionario. Roma: Astrolabio, 1978.